Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali



L’Africa di Giacomo di Brazzà

Le fotografie dell’esplorazione di Giacomo di Brazzà in Africa equatoriale Durante il riordinamento dell’archivio Savorgnan di Brazzà conservato presso l’Archivio Storico Capitolino, è venuto alla luce un piccolo nucleo documentario appartenente a Giacomo di Brazzà studioso di scienze naturali e fratello del più famoso esploratore Pietro. Nell’ultimo quarto del XIX secolo Giacomo intraprese per conto della Francia importanti esplorazioni scientifiche in Africa Equatoriale partecipando alle missioni del fratello. Oltre a carte geografiche manoscritte, lettere, minute di relazioni, osservazioni astronomiche, meteorologiche e topografiche, quaderni di viaggio, Il fondo contiene 88 preziose fotografie scattate in Africa tra il 1883 e il 1885. Nato a Roma il 14 dicembre del 1859, Giacomo era il terzultimo dei quindici figli del conte friulano Ascanio di Brazzà e della nobildonna romana Giacinta Simonetti. Giacomo, come tutti i suoi fratelli, studiò a Roma presso i Gesuiti del Collegio Romano e nel 1882 conseguì la laurea in Scienze Naturali presso l’Università “La Sapienza”. Dal 1883 al 1886, fece parte della terza spedizione del fratello Pietro in Africa Equatoriale, la “Mission de l’Ouest africain”, incaricato ufficialmente dal Ministero dell’Istruzione Pubblica francese di raccogliere collezioni scientifiche. Il “Giornale”, recentemente pubblicato dall’Archivio Storico Capitolino (Giacomo Savorgnan di Brazzà, Giornale di viaggio 1 gennaio 1883- 31 dicembre 1885, a cura di E. Mori e F. Savorgnan di Brazzà, Firenze, Olschki, 2008), è una delle fonti più preziose per la storia dell’Africa. Queste carte si credettero per molto tempo perdute. In realtà le fotografie e le carte di Giacomo, dopo la sua morte (avvenuta il 29 febbraio del 1888 a causa di una malattia contratta durante le sue esplorazioni), rimasero a Roma custodite dalla madre Giacinta Simonetti e sono giunti all’Archivio Storico Capitolino, insieme all’ archivio generale della famiglia materna, negli anni Cinquanta del Novecento. Elisabetta Mori